Il diario di Zlata

Tante ragazze e ragazzi della tua età hanno un diario personale dove sfogarsi, confidarsi o semplicemente riportare fatti importanti della giornata. Ma quello di Zlata sarà man mano destinato a trasformarsi in un tragico documento di guerra.

Lunedì 2 settembre 1991
Dietro di me, una lunga, calda estate e i giorni spensierati delle vacanze estive; davanti a me, un nuovo anno scolastico. Quest’anno vado in quinta. Non vedo l’ora di ritrovare le mie compagne di scuola, di stare ancora con loro. Alcune non le vedo da quando è suonata l’ultima campanella dello scorso anno. Sono contenta di rivederle, di poter condividere con loro le gioie e le preoccupazioni della vita scolastica. Mirna, Bojana, Marijana, Ivana, Masa, Azra, Minela, Nazda: siamo di nuovo tutte insieme.Zlata

Domenica 6 ottobre 1991
Sto guardando la TOP 20 americana su MTV, ma non riesco a tenere a mente le posizioni della settimana. Mi sento proprio come un pascià: ho appena finito di mangiare una pizza quattro stagioni con prosciutto, formaggio, ketchup e funghi. Era davvero buona. Me l’ha comprata papà da Galija. Forse è per questo che non ricordo niente della classifica, ero troppo impegnata a gustarmi la pizza. Ho finito di studiare. Domani posso andare a scuola a TESTA ALTA, senza il timore di prendere un brutto voto.

Sabato 19 ottobre 1991
Ieri è stata una giornata terribile. Dovevamo andare a Jahorina (la montagna più bella del mondo) per il week-end, ma quando sono tornata da scuola ho trovato la mamma in lacrime e il papà in uniforme. Quando papà ha detto che era stato richiamato dall’unità di riserva della polizia, mi è venuto un nodo alla gola. Mi sono buttata tra le sue braccia e ho iniziato a piangere e a implorarlo di non andare, di restare a casa. Papà ha detto che non aveva scelta, così è andato via e la mamma e io siamo rimaste da sole. Mamma piangeva e continuava a telefonare a parenti e amici. Si sono precipitati tutti da noi: Slobo, Doda, Keka, Braco, la zia Melica; erano così tanti che non me li ricordo tutti. Sono venuti a consolarci e a offrirci il loro aiuto. Keka mi ha portato a dormire a casa sua con Martina e Matej. Quando mi sono svegliata, mi ha detto che era tutto a posto e che papà sarebbe tornato a casa dopo due giorni.

Lunedì 30 marzo 1992
Ehi diario!
Sai una cosa? Dal momento che Anna Frank chiamava il suo diario Kitty, forse è ora che ti dia un nome anch’io. Che ne pensi di questi: ASFALTINA, SEVALA, HIKMETA, MIMMY… o magari qualche altro? Fammi pensare. Ho deciso. Ti chiamerò MIMMY.

Domenica 5 aprile 1992
Cara Mimmy,
sto cercando di concentrarmi sui compiti, ma proprio non ci riesco. In città sta succedendo qualcosa. Dalle colline si sentono degli spari, e da Dobrinja stanno uscendo colonne di gente. C’è solo la sensazione che stia per succedere qualcosa, qualcosa di molto brutto. Alla Tv si vede la gente radunata davanti al Parlamento della Bosnia Erzegovina. La radio continua a trasmettere la stessa canzone: Sarajevo, amore mio. Continuo ad avere i crampi allo stomaco e non riesco più a concentrarmi. Mimmy ho paura della GUERRA!

29 giugno 1992
Cara Mimmy,
NOIA!!! SPARI!!! GRANATE!!! MORTI!!! DISPERAZIONE!!! FAME!!! DOLORE!!! PAURA!!!
Questa è la mia vita, la vita di un’innocente ragazzina di undici anni!!! Una scolara senza scuola, senza le gioie e l’eccitazione della vita scolastica. Una bambina che vive senza giochi, senza amici, senza sole, senza uccelli, senza natura, senza frutta, senza cioccolata, senza caramelle, solo con un po’ di latte in polvere.
In poche parole, una bambina senza infanzia.
Una bambina della guerra.
Solo ora capisco che sto davvero vivendo una guerra, che sono testimone di una brutta, orribile guerra. E insieme a me migliaia di altri bambini di questa città che viene distrutta, che piange e si dispera, sperando in un aiuto che non arriverà. Dio mio, finirà mai tutto questo, potrò mai tornare a essere una bambina normale, una bambina che si gode la sua età?
Una volta ho sentito dire che l’infanzia è il periodo più bello della vita. Ed è vero. Io amavo la mia infanzia, e ora una terribile guerra mi sta portando via tutto. Perché?
Sono disperata.
Ho tanta voglia di piangere…
Sto piangendo…

15 marzo 1993
Cara Mimmy,
la primavera è alle porte. La seconda primavera di guerra: lo so dal calendario, ma non la vedo.
Non ci sono alberi in fiore né uccelli, perché la guerra ha decimato anche loro. Non ci sono più grida di bambini, né giochi. Anche i bambini non sembrano più bambini. È stata sottratta loro l’infanzia.
È come se Sarajevo stesse morendo, scomparendo lentamente. La vita sta scomparendo. Come posso avvertire la primavera nell’aria, quando la primavera è un momento in cui tutto si risveglia mentre qui non c’è vita, e tutto qui sembra ormai essere morto?

Lunedì 4 ottobre 1993
Cara Mimmy,
la vita in questo cerchio chiuso continua. Forse ti chiederai che razza di vita sia, Mimmy. È una vita fatta di attese, di paura, una vita trascorsa a sperare che il cerchio si apra e torni a splendere il sole della pace.
Oggi, mentre suonavo il pianoforte, la mamma è venuta in camera mia e mi ha detto che avevo visite. Sono andata in salotto e ho trovato ALEXANDRA. È arrivata questa mattina da Parigi. Riposata, bella e contenta. Avevo davvero voglia di vederla, perché è una persona meravigliosa. Adesso che è tornata a Sarajevo, passeremo un po’ di tempo insieme.

Adattato da: Z. Filipović, Diario di Zlata. Una bambina racconta Sarajevo, Rizzoli 1995

Zlata Filipović

Zlata Filipović

Zlata Filipović nasce a Sarajevo il 3 dicembre 1980 in una famiglia musulmana, figlia di padre avvocato e madre chimico. Nel libro Diario di Zlata la guerra in Jugoslavia è vista attraverso gli occhi di una bambina, che a 11 anni si vede rubare l'infanzia. Zlata trova nel diario un'amica nel quale raccontare e confidare tutti i suoi segreti, le proprie idee, i suoi pensieri, le sue impressioni e le suoi sentimenti. A questo diario ha dato un nome, Mimmy, rendendola così reale, come fosse un'amica vera con cui si può confidare ogni volta che vuole. Nel diario Zlata descrive la lunga e sanguinosa guerra scoppiata nella sua città, a Sarajevo. Questa guerra ha distrutto tutto, ha allontanato Zlata e altre milioni di persone, dai propri parenti e amici. Zlata ha dovuto abituarsi al coprifuoco, a rifugiarsi in fretta insieme ai genitori in seminterrati bui e freddi per evitare di essere uccisa dalle bombe, alla mancanza di cibo, di acqua, di luce elettrica e di gas. Durante la guerra perde molti suoi parenti ed amici, molti dei quali sono scappati da Sarajevo o peggio ancora, sono morti. Zlata in preda alla disperazione si chiede: "Io amavo la mia infanzia e ora una terribile guerra mi sta portando via tutto. Perché ?" L'unica cosa che Zlata desidererebbe è che ritorni la pace. Del diario sono state vendute più di 1 milione di copie in tutto il mondo ed è stato tradotto in 35 lingue diverse. Alcune agenzie giornalistiche e media le aggiudicarono l'appellativo di "Anna Frank di Sarajevo". Ma a differenza di Anna Frank, Zlata e la sua famiglia sopravvissero al conflitto, scappando a Parigi nel 1993 dove si fermarono per un anno. Frequentò il St. Andrew's College, Dublin senior school, proseguendo e laureandosi poi all'Università di Oxford nel 2001 con una tesi in scienze umane. Attualmente vive a Dublino.

Commenti (6)

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    Biblioteca

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    Queste pagine arrivano dritte al cuore, e insieme fanno riflettere. La lucidità di Zlata, cresciuta attraverso una esperienza così dolorosa, è implacabile nel metterci davanti all’orrore della guerra, in ogni tempo e in ogni luogo. Spero davvero che a molti venga voglia di leggere il libro, e conoscere più a fondo questa ferita aperta nella recente storia europea.

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    Ciao

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    Un libro sconvolgente,una storia appassionante e triste che alla fine si conclude bene…ma il finale non conta!Perchè anche se questa bambina adesso vive bene e si è salvata dalla morte,vivrà SEMPRE con il ricordo di quegli anni.Prima o poi ci convivrà,ma non riuscirà mai a dimenticare…questo fatto da un lato è bene(perchè se non si dimentica ,non si ripete lo stesso errore,almeno spero),ma dall’altro è male ,perchè ha sconvolto una bambina che non ha vissuto la sua infanzia e che quindi resterà sconvolta per sempre…perchè pensando all’infanzia non vedrà bei ricordi,ma invece una strage che non si può cancellare.

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    Mariachiara Ferraro

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    Triste ma bellissimo

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    Sofia gatto costantino

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    Un libro diario,che esprime in parole semplici i SENTIMENTI di una bambina coraggiosa…Si parla di coraggio e questa bambina lo rispecchia in pieno.Io vorrei che le persone si comportassero come lei, cioè avere delle speranze di pace e amore anche quando ormai sono perdute sotto il potere della guerra e dello sconforto.Il suo bellissimo e caro amico diario Mimmy sa cosa prova una bambina innocente a cui è stata tota bruscamene l’infanzia. SECONDO ME LA PAROLA CORAGGIO SI POTREBBE SOSTITUIRE ANCORA OGGI CON IL NOME ZLATA

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    SAFYRA MONGE

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    è un libro bellissimo che consiglio a tutti. E’ un diario appassionante che dimostra come una guerra possa far maturare una bambina di appena 11 anni in così poco tempo, ma anche di come la guerra possa distruggere la vita alle persone, di come possa farle restare rinchiuse in casa per così tanto tempo con l’angoscia che da un momento all’altro potrebbero morire a causa di una bomba o di qualsiasi altra arma.

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