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Guardare il mare

Scritto da biblioteca on . Postato in Classe 1

Tre bambini passeggiano lungo una spiaggia, e ogni particolare sembra prendere vita, nella descrizione precisa e sospesa d’immagini e suoni.

Tre bambini camminavano lungo una riva. Avanzavano, fianco a fianco tenendosi per mano. Hanno, visti così, la stessa statura, e certo anche la stessa età, sui dodici anni. Quello di mezzo, però, è un po’ più piccolo degli altri due.
A parte questi tre bambini la lunga spiaggia è tutta deserta. È una striscia di sabbia piuttosto larga, uniforme, senza massi isolati né pozze d’acqua, in lieve inclinazione, tra la scogliera a picco e il mare.
Il tempo è bellissimo. Il sole illumina la sabbia gialla con una luce violenta, verticale. Non c’è una nuvola in cielo. Non c’è vento neppure. L’acqua è azzurra, calma, senza la minima increspatura proveniente dal largo, benché la spiaggia sia aperta verso il mare aperto, fino all’orizzonte.
Ma a intervalli regolari, un’onda improvvisa, sempre la stessa sorta a pochi metri da riva, si gonfia a un tratto, e subito si frange, sempre allo stesso punto.
E tutto resta immobile di nuovo; e il mare, piatto e azzurro, si mantiene esattamente sempre alla stessa altezza sulla sabbia gialla della spiaggia, dove camminano fianco a fianco i tre bambini. Sono biondi, quasi dello stesso colore della sabbia: la pelle un po’ più scura, i capelli un po’ più chiari. Sono vestiti tutti e tre allo stesso modo, calzoni corti e camiciola, gli uni e l’altra di tela grezza di un blu slavato. Camminano fianco a fianco, tenendosi per mano, in linea retta, parallelamente al mare. Ai loro piedi, il sole, allo zenit, non fa ombra. Davanti a loro la sabbia è perfettamente intatta, gialla e liscia dalla roccia fino all’acqua.
Un branco di uccelli marini misura lentamente la riva, proprio sul limite delle onde. Procedono paralleli al tragitto dei bambini, nello stesso senso loro, a un centinaio di metri circa. Ma, siccome gli uccelli vanno molto più adagio, i bambini si avvicinano a essi. E mentre il mare cancella via via le tracce delle zampe stellate, i passi dei bambini rimangono impressi con evidenza nella sabbia umida, dove le tre file di impronte continuano ad allungarsi.
Quando i bambini sembrano finalmente sul punto di raggiungere gli uccelli, questi battono tutto a un tratto le ali e prendono il volo, prima uno, poi due, poi dieci. E tutto il branco, bianco e grigio, descrive una curva sopra il mare per tornare a posarsi sulla sabbia e rimettersi a misurarla, sempre nello stesso senso, proprio sul limite delle onde, a un centinaio di metri all’incirca.
A quella distanza, i movimenti dell’acqua sono quasi impercettibili, salvo un cambiamento improvviso di colore, ogni dieci secondi, nel momento in cui la schiuma prorompente brilla al sole.
Dieci secondi più tardi, l’onda che si gonfia torna a scavare la stessa depressione, dalla parte della spiaggia, con un brusio di ghiaia smossa.
La piccola cresta si frange; la schiuma lattiginosa risale nuovamente il declivio, riguadagnando i pochi centimetri di terreno perduto. Nel silenzio che segue, rintocchi lontanissimi di campana risuonano nell’aria calma. – Ecco la campana – dice il più piccolo dei ragazzi, quello che cammina nel mezzo.
Ma il rumore della ghiaia risucchiata dal mare copre lo squillo troppo fievole.
Bisogna aspettar la fine del rumore per percepire ancora dei suoni, deformati dalla distanza.
– È la prima campana – dice il più grande.
La piccola cresta si frange, sulla loro destra.
Quando la calma è tornata non odono più nulla. I tre bambini biondi camminano sempre con la stessa cadenza regolare, tenendosi tutti e tre per mano.
Davanti a loro, il branco di uccelli che era ormai a pochi passi, batte le ali e prende il volo.

Adattato da: A. Robbe-Grillet, Istantanee, Einaudi 1963

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